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"O gioventù eroica del mondo! Con quale prodiga gioia versate il vostro sangue! [...] Ognuno di voi crede di combattere per la libertà, per il diritto, per la civiltà. E intanto, vi scannate a vicenda. Io accuso i pastori dei popoli! Accuso i governanti, che hanno tramato nell'ombra per anni [...]. Accuso i pensatori, gli intellettuali, i poeti, che invece di difendere la luce della ragione, si sono messi a soffiare sul fuoco dell'odio. Accuso le Chiese! Vedo preti che benedicono i cannoni, pastori che invocano lo stesso Dio di amore per chiedere la distruzione dell'altro esercito. Hanno trasformato il Padre Celeste in un capo tribù sanguinario. In questo oceano di follia, qualcuno deve restare lucido...."
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"I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza, sono verso l'Umanità. Voi avete doveri di cittadini, di figli, di sposi e di padri: ma ciò che fa sacri questi doveri è la missione, il dovere che la vostra natura d'uomini vi comanda. Quelli che v'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v'insegnano l'egoismo più o meno largo, e vi conducono al male per voi e per gli altri. Patria e Famiglia sono come due cerchi segnati dentro un cerchio maggiore che li contiene; come due gradini d'una scala che non ha fine. Dovete amare l'Umanità. L'Umanità è una sola..."
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“E pare, Menèsseno, che sotto molti punti di vista veramente sia bello morire in guerra. Infatti, anche se chi muore è un povero, gli tocca una bella e magnifica sepoltura, e se è un incapace, gli tocca comunque un elogio pronunciato da uomini sapienti che non parlano a braccia, ma che hanno preparato i discorsi da molto tempo; essi tessono le lodi tanto bene che, mentre dicono di ciascuno le qualità che ha e anche quelle che non ha ricamando con le parole più belle, incantano le nostre anime, elogiando in tutti i modi la città, i morti in guerra e i nostri progenitori tutti che ci hanno preceduti, e lodando noi che siamo ancora vivi; tanto che anch’io, Menèsseno, per le loro lodi mi sento veramente nobile e ogni volta mi ritrovo ad ascoltarli rapito, mentre ritengo all’istante di essere divenuto più grande, nobile, virtuoso.”
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"Tu mi chiedi, Novato, come si possa placare l'ira. E a ragione, perché non esiste passione più mostruosa, più distruttiva di questa. Osserva l'aspetto di un uomo in preda all'ira: gli occhi ardono, il volto è stravolto [...]. Sembra un pazzo, non un uomo. L'ira è tutta crudeltà. Desidera il dolore dell'altro, gode della sofferenza, è assetata di sangue. Guarda le rovine delle grandi città [...] non è stata la peste, non è stato il terremoto: è stata l'ira. Ma tu dici: 'L'ira è utile in guerra. Dà forza al soldato'. Falso. L'ira non è forza, è gonfiore..."
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"La pace perpetua non è un sogno vuoto. Essa ha una garanzia, e questa garanzia viene fornita da nientemeno che dalla grande artefice, la Natura. Nel corso meccanico della natura brilla una finalità: far sorgere la concordia attraverso la discordia degli uomini, anche contro la loro volontà. La Natura vuole che l'uomo sia costretto a entrare in uno stato di legge. Come? Attraverso l'antagonismo. Gli uomini, per loro inclinazione, vorrebbero fare tutto a loro piacimento, vorrebbero usare la violenza. Ma la guerra diventa, col tempo, così costosa, così distruttiva, così incerta nei suoi esiti, che gli uomini sono costretti, per puro egoismo, a cercare una legge che li protegga. Dunque, ciò che la buona volontà morale avrebbe dovuto fare, ma non fa, viene realizzato da meccanismi egoistici: l'uomo è costretto a essere un buon cittadino, anche se non è moralmente buono. La Natura usa un altro mezzo per unire i popoli [...] lo spirito del commercio. Il commercio non può coesistere con la guerra. Poiché tra tutte le forze, quella del denaro è forse la più sicura, gli Stati si vedono costretti a promuovere la nobile pace, non per moralità, ma per interesse economico. La pace non è un regalo degli angeli. È il risultato necessario della storia umana. Anche i diavoli, se avessero intelletto, finirebbero per creare uno stato di diritto per non distruggersi a vicenda. Dunque non disperiamo. La violenza scava la propria fossa. E alla fine, stanca di se stessa, cederà il passo al diritto."
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"Contadini, Voi siete la forza. Siete voi che date da mangiare al mondo. Senza di voi, i re, i generali, i banchieri morirebbero di fame in una settimana. Eppure, siete voi che morite nelle loro guerre. Perché? Perché avete dimenticato la vostra forza. Vi hanno detto che dovete produrre per vendere, per fare soldi. [...] E per proteggere questo commercio, ci vogliono gli eserciti. La guerra è il risultato del vostro lavoro deviato. Ogni chicco di grano che vendete per il profitto, invece di mangiarlo, diventa una pallottola. Io vi dico: fermatevi..."
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"L'Assemblea Generale, Convinta che il popolo di ogni Stato abbia un diritto sacro alla pace, Dichiara solennemente che la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione della sua attuazione costituiscono un obbligo fondamentale di ogni Stato. Dichiara che assicurare l'esercizio del diritto dei popoli alla pace richiede che la politica degli Stati sia orientata verso l'eliminazione della minaccia di guerra, in particolare della guerra nucleare, alla rinuncia all'uso della forza nelle relazioni internazionali e alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Fa appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni internazionali affinché facciano tutto il possibile per contribuire all'attuazione di questo diritto sacro."
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"Signori, se qualcuno, quattro secoli fa [...] avesse detto alla Lorena, alla Piccardia, alla Normandia, alla Bretagna, alla Borgogna: 'Verrà un giorno in cui non vi farete più la guerra! [...] Verrà un giorno in cui voi avrete, per regolare le vostre differenze, [...] non più il ferro, non più le spade, non più i cannoni, non più i briganti, ma avrete un pensiero comune, un interesse comune, un destino comune.' Ebbene, signori! Quello che è successo per le province, succederà per le nazioni! Verrà un giorno in cui voi - Francia, voi Russia, voi Italia, voi Inghilterra, voi Germania - voi tutte, nazioni del continente, senza perdere le vostre qualità distinte e la vostra gloriosa individualità, vi fonderete strettamente in un'unità superiore....."
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"Io, che sono sempre stato lodatore e consigliere della pace, non voglio la pace con Marco Antonio. E perché non la voglio? Perché è turpe, perché è pericolosa, perché è impossibile. Il nome della pace è dolce, e la cosa stessa è salutare; ma tra la pace e la schiavitù c'è una grandissima differenza. La pace è la tranquilla libertà. La schiavitù è il peggiore di tutti i mali, da respingere non solo con la guerra, ma anche con la morte. Se vogliamo godere della pace, dobbiamo combattere.."
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"La pace guardò in basso
e vide la guerra,
"Là voglio andare" disse la pace.
L'amore guardò in basso
e vide l'odio,
"Là voglio andare" disse l'amore.
La luce guardò in basso
e vide il buio,
"Là voglio andare" disse la luce.
Così apparve la luce
e risplendette.
Così apparve la pace
e offrì riposo.
Così apparve l'amore
e portò vita."
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Signore e Signori, Spesso vediamo che coloro che parlano di più di ideali e di pace sono quelli che non hanno mai visto la guerra in faccia. Io ho visto la guerra. Non nelle trincee, ma nei suoi risultati. Ho visto la carestia in Russia. Ho visto milioni di occhi che mi guardavano implorando un pezzo di pane. Che cosa è successo all'umanità? Abbiamo lasciato che la politica uccidesse la carità. Abbiamo detto: 'Non aiutiamo quei popoli perché il loro governo non ci piace'. Ma la fame non ha politica..."
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"Nel tredicesimo anno della sua conversione, Francesco partì per la Siria, per predicare la fede cristiana e la penitenza ai Saraceni. Era il tempo in cui infuriava la guerra tra cristiani e saraceni [...]. Il Sultano d'Egitto aveva emesso un bando crudele: chiunque avesse portato la testa di un cristiano avrebbe ricevuto un pezzo d'oro. Francesco, imperterrito, prese con sé il compagno Illuminato e si avviò verso il campo nemico. Le sentinelle saracene si precipitarono su di loro [...]Ma Francesco gridava: 'Sono cristiano! Portatemi dal vostro signore!'..."