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"In questi tempi in cui ogni giorno i giornali ci portano notizie di vittorie e di morti, c'è un dovere per chi non combatte al fronte: il dovere della verità e della giustizia. Vedo i miei colleghi poeti e scrittori che vomitano odio contro le altre nazioni. O amici, non questi toni! L'amore è più alto dell'odio, la comprensione più alta dell'ira, la pace più nobile della guerra. La guerra può distruggere le cattedrali, ma non deve distruggere il tempio invisibile dell'umanità che noi artisti abbiamo costruito in secoli di lavoro comune..."
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"Ci dicono che il patriottismo è una virtù. [...] Ma io vi dico: il patriottismo, nel nostro tempo, non è una virtù. È un vizio. È una superstizione stupida e dannosa. Che cos'è, in realtà, questo amore per la patria? È la preferenza accordata al proprio popolo a scapito di tutti gli altri. [...] Ma questo desiderio porta inevitabilmente alla guerra. Non si può volere la supremazia di uno senza volere l'umiliazione dell'altro. I popoli, i semplici lavoratori, i contadini di Germania, di Russia, di Francia, d'Italia, non hanno alcun motivo per odiarsi. Sono i governi, e le classi dominanti, che inventano i nemici...."
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Non è lo scopo dello Stato trasformare gli uomini da esseri razionali in bestie o automi, ma al contrario far sì che la loro mente e il loro corpo possano esercitare le loro funzioni in sicurezza e che essi usino la libera ragione. Quando diciamo che il miglior Stato è quello dove gli uomini trascorrono la vita in concordia, intendo la vita umana, che non si definisce con la sola circolazione del sangue, ma prevalentemente con la ragione [...]..."
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"Le nostre città, Hiroshima e Nagasaki, conoscono la realtà della guerra nucleare. Noi sappiamo che l'uso delle armi nucleari, intenzionale o accidentale, distruggerebbe in un istante tutto ciò che abbiamo costruito, amato e sperato. Le città non sono bersagli. Le città sono il luogo dove la gente vive, ama, lavora. Noi, sindaci delle città del mondo, chiediamo l'abolizione totale delle armi nucleari. Finché esisteranno queste armi, nessuna città sulla terra è al sicuro. Non possiamo costruire la sicurezza delle nazioni sulla minaccia dell'annientamento totale dell'umanità. Facciamo appello alla ragione e alla coscienza umana: Mai più Hiroshima. Mai più Nagasaki. La pace è l'unica strada per la sopravvivenza."
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"O gioventù eroica del mondo! Con quale prodiga gioia versate il vostro sangue! [...] Ognuno di voi crede di combattere per la libertà, per il diritto, per la civiltà. E intanto, vi scannate a vicenda. Io accuso i pastori dei popoli! Accuso i governanti, che hanno tramato nell'ombra per anni [...]. Accuso i pensatori, gli intellettuali, i poeti, che invece di difendere la luce della ragione, si sono messi a soffiare sul fuoco dell'odio. Accuso le Chiese! Vedo preti che benedicono i cannoni, pastori che invocano lo stesso Dio di amore per chiedere la distruzione dell'altro esercito. Hanno trasformato il Padre Celeste in un capo tribù sanguinario. In questo oceano di follia, qualcuno deve restare lucido...."
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"È compito precipuo del genere umano nel suo insieme attuare sempre tutta la potenza dell'intelletto possibile. Ma questo non può farlo un uomo solo, né una famiglia sola, né una città sola. Deve farlo l'umanità intera. E come un individuo non può studiare e creare se è malato o turbato, così l'umanità non può sviluppare la sua mente se è divisa dalle guerre. Dunque, la pace universale è il migliore tra i mezzi ordinati alla nostra felicità. Ecco perché ai pastori, alla nascita di Cristo, non risuonò dall'alto 'Ricchezze', non 'Piaceri', non 'Onori' [...] ma 'Pace'..."
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"La guerra contro la guerra sta diventando, oggi, non più l'ideale di pochi eccentrici, ma una passione politica potente. Ma c'è un problema che i pacifisti spesso ignorano: la guerra ha un fascino. La guerra è stata, per millenni, l'unica forza capace di disciplinare intere società, di strappare l'uomo alla pigrizia e all'egoismo [...]. I militaristi hanno ragione quando dicono che un mondo senza disciplina [...] sarebbe un mondo di 'mollaccioni'. Dunque, se vogliamo davvero abolire la guerra, non basta dire che è orribile. Dobbiamo trovare un equivalente morale della guerra. Dobbiamo conservare le virtù marziali - il coraggio, la durezza, la capacità di soffrire per un ideale comune - ma applicarle a fini costruttivi, non distruttivi...."
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"La pace perpetua non è un sogno vuoto. Essa ha una garanzia, e questa garanzia viene fornita da nientemeno che dalla grande artefice, la Natura. Nel corso meccanico della natura brilla una finalità: far sorgere la concordia attraverso la discordia degli uomini, anche contro la loro volontà. La Natura vuole che l'uomo sia costretto a entrare in uno stato di legge. Come? Attraverso l'antagonismo. Gli uomini, per loro inclinazione, vorrebbero fare tutto a loro piacimento, vorrebbero usare la violenza. Ma la guerra diventa, col tempo, così costosa, così distruttiva, così incerta nei suoi esiti, che gli uomini sono costretti, per puro egoismo, a cercare una legge che li protegga. Dunque, ciò che la buona volontà morale avrebbe dovuto fare, ma non fa, viene realizzato da meccanismi egoistici: l'uomo è costretto a essere un buon cittadino, anche se non è moralmente buono. La Natura usa un altro mezzo per unire i popoli [...] lo spirito del commercio. Il commercio non può coesistere con la guerra. Poiché tra tutte le forze, quella del denaro è forse la più sicura, gli Stati si vedono costretti a promuovere la nobile pace, non per moralità, ma per interesse economico. La pace non è un regalo degli angeli. È il risultato necessario della storia umana. Anche i diavoli, se avessero intelletto, finirebbero per creare uno stato di diritto per non distruggersi a vicenda. Dunque non disperiamo. La violenza scava la propria fossa. E alla fine, stanca di se stessa, cederà il passo al diritto."
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"La pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell'ordine stabilito da Dio. La pace rimane solo vuoto suono di parole, se non si fonda su quell'ordine [...] fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà. La convivenza tra gli esseri umani sarà pacifica solo se fondata sulla verità: cioè se ogni uomo riconosce i propri diritti, ma anche i propri doveri verso gli altri. Deve essere costruita secondo giustizia [...]. Deve essere vivificata dall'amore: che fa sentire come propri i bisogni altrui [...]"