Autore:
Giuseppe Squillaci (visual effects supervisor, Stargate Studios) - Italie
Giuseppe Squillaci, supervisore di effetti visivi digitali, ha iniziato sua formazione tecnica e artistica con Carlo Rambaldi presso l'Accademia europea degli effetti speciali, tra animatronica ed effetti digitali.
I visual effect sono ormai parte integrante e fondamentale delle produzioni cinematografiche; sono in grado infatti di sviluppare, ricostruire e creare scenari quasi a renderli “vivi” capaci di portare lo spettatore all’interno del film. Ma non solo. Come ci racconta Squillaci, parlando della produzione del film documentario d’arte Sky “Michelangelo Infinito” l’ utilizzo delle nuove tecnologie all’interno del film ha reso possibile ricostruire il processo creativo e realizzativo della Volta e della parete del giudizio della Cappella Sistina ricostruita in digitale, in maniera scientificamente esatta utiilzzando la tecnica della computer grafica e realizzando un modello a 360°.
Un documentario normalmente si avvicina all’opera d arte per raccontarne il processo fermandosi poi alla visione dell’opera così’ com’è; I film documentario d’arte SKY invece raccontano l’opera d’arte con una visione emotiva, tipica della versione cinematografica e con una visione tecnica ed artistica diversa.
L’Esplorazione del limite è il punto più importante su cui un supervisore deve intervenire. Lavorare sul limite cosa significa ? Potendo fare ormai ogni cosa vuol dire mettere a disposizione del Regista tutti gli strumenti quali le story board, disegni di preparazione etc per poter fornire un idea effettiva di ciò che sarà possibile vedere oltre il “green back”. Creare quindi, un immagine di ciò che sarà, dove il lavoro creativo si trasforma dalla realizzazione di un oggetto al racconto dell’ oggetto.
Autore:
Giovanni Floris, conduttore
In questa lezione il Prof. Maarten van Aalderen intervista il giornalista Giovanni Floris, che si racconta dagli esordi fino al suo arrivo a La7 come conduttore della trasmissione “Di martedì”. Oltre a farci scoprire l’importanza del “team work” e la complessità che si nasconde dietro la realizzazione di ogni puntata di un talk show politico, Giovanni Floris ci rivela come la capacità di appropriarsi in breve tempo di una nuova materia, il non avere preconcetti nel fare informazione, avere l’umiltà di mettersi in discussione e la capacità da parte di un giornalista di trovare il punto critico della teoria dell’altro, consentano di fare buon giornalismo.