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"Ci dicono che il patriottismo è una virtù. [...] Ma io vi dico: il patriottismo, nel nostro tempo, non è una virtù. È un vizio. È una superstizione stupida e dannosa. Che cos'è, in realtà, questo amore per la patria? È la preferenza accordata al proprio popolo a scapito di tutti gli altri. [...] Ma questo desiderio porta inevitabilmente alla guerra. Non si può volere la supremazia di uno senza volere l'umiliazione dell'altro. I popoli, i semplici lavoratori, i contadini di Germania, di Russia, di Francia, d'Italia, non hanno alcun motivo per odiarsi. Sono i governi, e le classi dominanti, che inventano i nemici...."
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"Sono io, la Pace. Sono io che parlo. [...] Ciò che mi ferisce, ciò che è intollerabile, è che io sia respinta proprio dall'uomo. L'uomo! Quell'animale che la Natura ha creato apposta per la concordia, per l'amicizia! Guardate il suo corpo. Non è armato di zanne come il leone, non ha corna come il toro [...]. Lo ha fatto per l'abbraccio, non per il morso. Gli ha dato il riso, segno di gioia. Gli ha dato le lacrime, segno di misericordia. Gli ha dato la parola, il mezzo principale per stringere amicizie. Eppure, guardate cosa succede. Appena metto piede in questo mondo, vengo cacciata. Ho cercato rifugio nelle corti dei Principi. [...]"
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"La guerra contro la guerra sta diventando, oggi, non più l'ideale di pochi eccentrici, ma una passione politica potente. Ma c'è un problema che i pacifisti spesso ignorano: la guerra ha un fascino. La guerra è stata, per millenni, l'unica forza capace di disciplinare intere società, di strappare l'uomo alla pigrizia e all'egoismo [...]. I militaristi hanno ragione quando dicono che un mondo senza disciplina [...] sarebbe un mondo di 'mollaccioni'. Dunque, se vogliamo davvero abolire la guerra, non basta dire che è orribile. Dobbiamo trovare un equivalente morale della guerra. Dobbiamo conservare le virtù marziali - il coraggio, la durezza, la capacità di soffrire per un ideale comune - ma applicarle a fini costruttivi, non distruttivi...."
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"Signor Giudice, Io mi dichiaro colpevole. Non chiedo pietà. Sono qui per invitare e sottomettermi con gioia alla pena più severa che possa essere inflitta per quello che la legge considera un crimine deliberato, e che a me pare invece il più alto dovere di un cittadino. Ho servito l'Impero per anni, credendo che esso agisse per il bene dell'India. Ma i miei occhi si sono aperti. Ho visto che la legge, in questo paese, è usata per servire l'interesse dello sfruttatore straniero. In queste condizioni, la fedeltà è un peccato; il disamore è una virtù. Io non odio l'inglese, ma odio il sistema che l'inglese ha imposto..."
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"Contadini, Voi siete la forza. Siete voi che date da mangiare al mondo. Senza di voi, i re, i generali, i banchieri morirebbero di fame in una settimana. Eppure, siete voi che morite nelle loro guerre. Perché? Perché avete dimenticato la vostra forza. Vi hanno detto che dovete produrre per vendere, per fare soldi. [...] E per proteggere questo commercio, ci vogliono gli eserciti. La guerra è il risultato del vostro lavoro deviato. Ogni chicco di grano che vendete per il profitto, invece di mangiarlo, diventa una pallottola. Io vi dico: fermatevi..."
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"I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza, sono verso l'Umanità. Voi avete doveri di cittadini, di figli, di sposi e di padri: ma ciò che fa sacri questi doveri è la missione, il dovere che la vostra natura d'uomini vi comanda. Quelli che v'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v'insegnano l'egoismo più o meno largo, e vi conducono al male per voi e per gli altri. Patria e Famiglia sono come due cerchi segnati dentro un cerchio maggiore che li contiene; come due gradini d'una scala che non ha fine. Dovete amare l'Umanità. L'Umanità è una sola..."
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"Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. [...] Ma come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua, come potete voi acquistarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Noi siamo parte della terra, ed essa è parte di noi. Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui un pezzo di terra è uguale all'altro, perché egli è uno straniero che viene di notte e prende dalla terra tutto quello di cui ha bisogno. La terra non è sua sorella, ma sua nemica, e quando l'ha conquistata, passa oltre..."
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"Tu mi chiedi, Novato, come si possa placare l'ira. E a ragione, perché non esiste passione più mostruosa, più distruttiva di questa. Osserva l'aspetto di un uomo in preda all'ira: gli occhi ardono, il volto è stravolto [...]. Sembra un pazzo, non un uomo. L'ira è tutta crudeltà. Desidera il dolore dell'altro, gode della sofferenza, è assetata di sangue. Guarda le rovine delle grandi città [...] non è stata la peste, non è stato il terremoto: è stata l'ira. Ma tu dici: 'L'ira è utile in guerra. Dà forza al soldato'. Falso. L'ira non è forza, è gonfiore..."
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"Signori, Un tempo si considerava la guerra come un giudizio di Dio. [...] Oggi sappiamo che la guerra non prova chi ha ragione, ma solo chi è più forte, o più astuto, o più spietato. Ci dicono che la guerra è una legge di natura, come il terremoto. Ma la guerra è fatta dagli uomini. E ciò che gli uomini fanno, gli uomini possono smettere di fare. Abbiamo abolito la schiavitù [...]. Abbiamo abolito il diritto del più forte nelle nostre strade. Perché ci fermiamo alle frontiere delle nazioni? Guardate l'evoluzione..."
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"Nel tredicesimo anno della sua conversione, Francesco partì per la Siria, per predicare la fede cristiana e la penitenza ai Saraceni. Era il tempo in cui infuriava la guerra tra cristiani e saraceni [...]. Il Sultano d'Egitto aveva emesso un bando crudele: chiunque avesse portato la testa di un cristiano avrebbe ricevuto un pezzo d'oro. Francesco, imperterrito, prese con sé il compagno Illuminato e si avviò verso il campo nemico. Le sentinelle saracene si precipitarono su di loro [...]Ma Francesco gridava: 'Sono cristiano! Portatemi dal vostro signore!'..."
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Non è lo scopo dello Stato trasformare gli uomini da esseri razionali in bestie o automi, ma al contrario far sì che la loro mente e il loro corpo possano esercitare le loro funzioni in sicurezza e che essi usino la libera ragione. Quando diciamo che il miglior Stato è quello dove gli uomini trascorrono la vita in concordia, intendo la vita umana, che non si definisce con la sola circolazione del sangue, ma prevalentemente con la ragione [...]..."
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"Se esiste un mezzo per rimediare ai mali della guerra, esso non può essere che una forma di governo confederativo, che unendo i popoli con legami simili a quelli che uniscono gli individui, sottometta egualmente gli uni e gli altri all'autorità delle leggi. Ma i sovrani d'Europa non cercano la felicità dei loro popoli, bensì l'estensione del loro potere. [...]"