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"Caro professor Einstein, Lei mi chiede se esiste un modo per liberare l'umanità dalla fatalità della guerra. È un tema che ci spaventa, ma che non possiamo più evitare. Lei comincia con il rapporto tra diritto e forza. È il punto di partenza giusto. Ma posso permettermi di sostituire la parola 'forza' con una parola più cruda e più vera: 'violenza'? Diritto e violenza sono oggi per noi termini opposti. Eppure, è facile mostrare che l'uno si è sviluppato dall'altra. In origine, in una piccola orda umana, era la forza muscolare a decidere a chi appartenesse qualcosa o quale volontà dovesse essere eseguita. La violenza spezzava l'opposizione uccidendo l'avversario....."
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"Signori, se qualcuno, quattro secoli fa [...] avesse detto alla Lorena, alla Piccardia, alla Normandia, alla Bretagna, alla Borgogna: 'Verrà un giorno in cui non vi farete più la guerra! [...] Verrà un giorno in cui voi avrete, per regolare le vostre differenze, [...] non più il ferro, non più le spade, non più i cannoni, non più i briganti, ma avrete un pensiero comune, un interesse comune, un destino comune.' Ebbene, signori! Quello che è successo per le province, succederà per le nazioni! Verrà un giorno in cui voi - Francia, voi Russia, voi Italia, voi Inghilterra, voi Germania - voi tutte, nazioni del continente, senza perdere le vostre qualità distinte e la vostra gloriosa individualità, vi fonderete strettamente in un'unità superiore....."
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Io non sono contro una nazione in particolare, ma contro l'idea generale di tutte le nazioni. Cos'è questa Nazione? È l'aspetto di un popolo intero organizzato per il potere. Questa organizzazione è incessante, meccanica, efficiente. E proprio perché è meccanica, è disumana. Voi occidentali avete organizzato la vostra vita non per vivere, ma per dominare. Guardate le vostre guerre. Non sono guerre di uomini, sono guerre di macchine. La Nazione è una macchina che si nutre di uomini. Li macina, li uniforma, li rende ingranaggi. Voi dite di amare la patria. Ma questo amore per la Nazione non è amore per il prossimo; è amore per il potere. È un narcotico che vi fa dimenticare la vostra umanità per servire un idolo astratto. In India [...]"
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"O gioventù eroica del mondo! Con quale prodiga gioia versate il vostro sangue! [...] Ognuno di voi crede di combattere per la libertà, per il diritto, per la civiltà. E intanto, vi scannate a vicenda. Io accuso i pastori dei popoli! Accuso i governanti, che hanno tramato nell'ombra per anni [...]. Accuso i pensatori, gli intellettuali, i poeti, che invece di difendere la luce della ragione, si sono messi a soffiare sul fuoco dell'odio. Accuso le Chiese! Vedo preti che benedicono i cannoni, pastori che invocano lo stesso Dio di amore per chiedere la distruzione dell'altro esercito. Hanno trasformato il Padre Celeste in un capo tribù sanguinario. In questo oceano di follia, qualcuno deve restare lucido...."
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"Al tempo che San Francesco dimorava nella città di Gubbio, apparve nel contado un grandissimo lupo, terribile e feroce [...]. San Francesco, avendo compassione della gente, volle uscire fuori a incontrare questo lupo. Il lupo si fece incontro a San Francesco con la bocca aperta; e appressandosi a lui, San Francesco gli fece il segno della santissima croce e lo chiamò a sé, dicendo: 'Vieni qui, frate lupo; io ti comando dalla parte di Cristo che tu non faccia male né a me né a persona'. Immediatamente il lupo terribile chiuse la bocca [...] e mansueto come un agnello, si gettò ai piedi di San Francesco a giacere..."
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"Amici miei, chiedete a Dio l'allegria. Siate allegri come i bambini, come gli uccelli del cielo. C'è un solo mezzo di salvezza: prendi su di te tutti i peccati degli uomini. Perché, in verità, amico mio, non appena tu avrai risposto sinceramente a te stesso di essere colpevole per tutti e per tutto, vedrai subito che è proprio così, e che tu sei davvero colpevole per tutti e per tutto. Invece, scaricando la tua pigrizia e la tua impotenza sugli altri, finirai per partecipare all'orgoglio di Satana. Ricordatevi soprattutto di questo: non potete essere giudici di nessuno..."
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"È compito precipuo del genere umano nel suo insieme attuare sempre tutta la potenza dell'intelletto possibile. Ma questo non può farlo un uomo solo, né una famiglia sola, né una città sola. Deve farlo l'umanità intera. E come un individuo non può studiare e creare se è malato o turbato, così l'umanità non può sviluppare la sua mente se è divisa dalle guerre. Dunque, la pace universale è il migliore tra i mezzi ordinati alla nostra felicità. Ecco perché ai pastori, alla nascita di Cristo, non risuonò dall'alto 'Ricchezze', non 'Piaceri', non 'Onori' [...] ma 'Pace'..."
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Signore e Signori, Spesso vediamo che coloro che parlano di più di ideali e di pace sono quelli che non hanno mai visto la guerra in faccia. Io ho visto la guerra. Non nelle trincee, ma nei suoi risultati. Ho visto la carestia in Russia. Ho visto milioni di occhi che mi guardavano implorando un pezzo di pane. Che cosa è successo all'umanità? Abbiamo lasciato che la politica uccidesse la carità. Abbiamo detto: 'Non aiutiamo quei popoli perché il loro governo non ci piace'. Ma la fame non ha politica..."
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"Io, che sono sempre stato lodatore e consigliere della pace, non voglio la pace con Marco Antonio. E perché non la voglio? Perché è turpe, perché è pericolosa, perché è impossibile. Il nome della pace è dolce, e la cosa stessa è salutare; ma tra la pace e la schiavitù c'è una grandissima differenza. La pace è la tranquilla libertà. La schiavitù è il peggiore di tutti i mali, da respingere non solo con la guerra, ma anche con la morte. Se vogliamo godere della pace, dobbiamo combattere.."
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"L'Assemblea Generale, Convinta che il popolo di ogni Stato abbia un diritto sacro alla pace, Dichiara solennemente che la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione della sua attuazione costituiscono un obbligo fondamentale di ogni Stato. Dichiara che assicurare l'esercizio del diritto dei popoli alla pace richiede che la politica degli Stati sia orientata verso l'eliminazione della minaccia di guerra, in particolare della guerra nucleare, alla rinuncia all'uso della forza nelle relazioni internazionali e alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Fa appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni internazionali affinché facciano tutto il possibile per contribuire all'attuazione di questo diritto sacro."
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"Le nostre città, Hiroshima e Nagasaki, conoscono la realtà della guerra nucleare. Noi sappiamo che l'uso delle armi nucleari, intenzionale o accidentale, distruggerebbe in un istante tutto ciò che abbiamo costruito, amato e sperato. Le città non sono bersagli. Le città sono il luogo dove la gente vive, ama, lavora. Noi, sindaci delle città del mondo, chiediamo l'abolizione totale delle armi nucleari. Finché esisteranno queste armi, nessuna città sulla terra è al sicuro. Non possiamo costruire la sicurezza delle nazioni sulla minaccia dell'annientamento totale dell'umanità. Facciamo appello alla ragione e alla coscienza umana: Mai più Hiroshima. Mai più Nagasaki. La pace è l'unica strada per la sopravvivenza."