Autore:
"Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l'antico
canto;
e sia pace per le città all'alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d'aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l'oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti..."
Autore:
"La pace guardò in basso
e vide la guerra,
"Là voglio andare" disse la pace.
L'amore guardò in basso
e vide l'odio,
"Là voglio andare" disse l'amore.
La luce guardò in basso
e vide il buio,
"Là voglio andare" disse la luce.
Così apparve la luce
e risplendette.
Così apparve la pace
e offrì riposo.
Così apparve l'amore
e portò vita."
Autore:
Signore e Signori, Spesso vediamo che coloro che parlano di più di ideali e di pace sono quelli che non hanno mai visto la guerra in faccia. Io ho visto la guerra. Non nelle trincee, ma nei suoi risultati. Ho visto la carestia in Russia. Ho visto milioni di occhi che mi guardavano implorando un pezzo di pane. Che cosa è successo all'umanità? Abbiamo lasciato che la politica uccidesse la carità. Abbiamo detto: 'Non aiutiamo quei popoli perché il loro governo non ci piace'. Ma la fame non ha politica..."
Autore:
"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi."
Autore:
"Se viene la guerra
non partirò soldato.
Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.
Se viene la guerra
non partirò soldato.
Sarò traditore
della vana patria.
Mi farò fucilare
come disertore.
Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
"Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre"
Autore:
Non è lo scopo dello Stato trasformare gli uomini da esseri razionali in bestie o automi, ma al contrario far sì che la loro mente e il loro corpo possano esercitare le loro funzioni in sicurezza e che essi usino la libera ragione. Quando diciamo che il miglior Stato è quello dove gli uomini trascorrono la vita in concordia, intendo la vita umana, che non si definisce con la sola circolazione del sangue, ma prevalentemente con la ragione [...]..."
Autore:
"Verrà un giorno più puro degli altri:
scoppierà la pace sulla terra
come un sole di cristallo.
Una luce nuova
avvolgerà le cose.
Gli uomini canteranno per le strade
ormai liberi dalla morte menzognera.
Il frumento crescerà sui resti
delle armi distrutte
e nessuno verserà
il sangue del fratello.
Il mondo apparterrà alle fonti
e alle spighe che imporranno il loro impero
di abbondanza e freschezza senza frontiere"
Autore:
"Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte
Scopri una sorgente
fa bagnare chi vive nel fango
Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto
Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare
Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare
Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo"
Autore:
"In questi tempi in cui ogni giorno i giornali ci portano notizie di vittorie e di morti, c'è un dovere per chi non combatte al fronte: il dovere della verità e della giustizia. Vedo i miei colleghi poeti e scrittori che vomitano odio contro le altre nazioni. O amici, non questi toni! L'amore è più alto dell'odio, la comprensione più alta dell'ira, la pace più nobile della guerra. La guerra può distruggere le cattedrali, ma non deve distruggere il tempio invisibile dell'umanità che noi artisti abbiamo costruito in secoli di lavoro comune..."
Autore:
"È scientificamente scorretto dire che abbiamo ereditato dai nostri antenati animali una tendenza a fare la guerra. La guerra è un'invenzione sociale, non biologica. È scientificamente scorretto dire che la guerra o qualsiasi altro comportamento violento è geneticamente programmato nella nostra natura umana. [...] È scientificamente scorretto dire che gli esseri umani hanno un 'cervello violento'. Come le nostre mani servono a costruire o a distruggere, così il nostro cervello. Concludiamo che la biologia non condanna l'umanità alla guerra. La stessa specie che ha inventato la guerra è capace di inventare la pace. La responsabilità spetta a ciascuno di noi."
Autore:
"Le nostre città, Hiroshima e Nagasaki, conoscono la realtà della guerra nucleare. Noi sappiamo che l'uso delle armi nucleari, intenzionale o accidentale, distruggerebbe in un istante tutto ciò che abbiamo costruito, amato e sperato. Le città non sono bersagli. Le città sono il luogo dove la gente vive, ama, lavora. Noi, sindaci delle città del mondo, chiediamo l'abolizione totale delle armi nucleari. Finché esisteranno queste armi, nessuna città sulla terra è al sicuro. Non possiamo costruire la sicurezza delle nazioni sulla minaccia dell'annientamento totale dell'umanità. Facciamo appello alla ragione e alla coscienza umana: Mai più Hiroshima. Mai più Nagasaki. La pace è l'unica strada per la sopravvivenza."
Autore:
"Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini; ma siamo noi stessi un modello piuttosto che gli imitatori degli altri. E quanto al nome, per il fatto che non si amministra la comunità nell'interesse di pochi, ma di una maggioranza, si chiama "democrazia": secondo le leggi vi è per tutti l'eguaglianza per ciò che riguarda gli interessi privati; e quanto alla considerazione di cui si gode, ciascuno è preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo nel quale si distingue, e non per la classe da cui proviene più che per il merito; d'altra parte, quanto alla povertà, se uno è in grado di far del bene alla città, non è impedito dall'oscurità della sua posizione sociale. [2] Noi esercitiamo la nostra vita di cittadini liberamente, sia nei rapporti con la comunità, sia per ciò che riguarda i sospetti reciproci nelle attività di tutti i giorni: non siamo adirati col nostro vicino se fa qualcosa secondo il suo piacere, né infliggiamo molestie che, pur non facendo del male, sono tuttavia fastidiose alla vista..."