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"Dopo ogni guerra c'è chi deve ripulire. In fondo un po' d'ordine da solo non si fa. C'è chi deve spingere le macerie ai bordi delle strade per far passare i carri pieni di cadaveri. C'è chi deve sprofondare nella melma e nella cenere, tra le molle dei divani letto, le schegge di vetro e gli stracci insanguinati. C'è chi deve trascinare una trave per puntellare il muro, c'è chi deve mettere i vetri alla finestra e montare la porta sui cardini. Non è fotogenico e ci vogliono anni......"
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"O Signore, c'è una guerra e io non possiedo parole. Tutto quello che posso fare è usare le parole di Francesco d'Assisi. E mentre prego questa antica preghiera io so che, ancora una volta, tu trasformerai la guerra in pace e l'odio in amore. Dacci la pace, o Signore, e fa' che le armi siano inutili in questo mondo meraviglioso. Amen"
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"L'Assemblea Generale, Convinta che il popolo di ogni Stato abbia un diritto sacro alla pace, Dichiara solennemente che la salvaguardia del diritto dei popoli alla pace e la promozione della sua attuazione costituiscono un obbligo fondamentale di ogni Stato. Dichiara che assicurare l'esercizio del diritto dei popoli alla pace richiede che la politica degli Stati sia orientata verso l'eliminazione della minaccia di guerra, in particolare della guerra nucleare, alla rinuncia all'uso della forza nelle relazioni internazionali e alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Fa appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni internazionali affinché facciano tutto il possibile per contribuire all'attuazione di questo diritto sacro."
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"Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi e vivi. Avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi. Non avevo il rosso per il sangue dei feriti, non avevo il nero per il pianto degli orfani, non avevo il bianco per il volto dei morti, non avevo il giallo per le sabbie ardenti. Ma avevo l'arancio per la gioia della vita, e il verde per i germogli e i nidi, e il celeste per i chiari cieli splendenti, e il rosa per il sogno e il riposo. Mi sono seduta, e ho dipinto la pace"
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"Le nostre città, Hiroshima e Nagasaki, conoscono la realtà della guerra nucleare. Noi sappiamo che l'uso delle armi nucleari, intenzionale o accidentale, distruggerebbe in un istante tutto ciò che abbiamo costruito, amato e sperato. Le città non sono bersagli. Le città sono il luogo dove la gente vive, ama, lavora. Noi, sindaci delle città del mondo, chiediamo l'abolizione totale delle armi nucleari. Finché esisteranno queste armi, nessuna città sulla terra è al sicuro. Non possiamo costruire la sicurezza delle nazioni sulla minaccia dell'annientamento totale dell'umanità. Facciamo appello alla ragione e alla coscienza umana: Mai più Hiroshima. Mai più Nagasaki. La pace è l'unica strada per la sopravvivenza."
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"E` il momento questo di esortare la Carità vostra ad amare la pace secondo tutte le forze di cui il Signore vi fa dono, e a pregare il Signore per la pace. La pace sia la nostra diletta, la nostra amica; possiamo noi vivere, con essa nel cuore, in casta unione, possiamo con lei gustare un riposo pieno di fiducia, un sodalizio senza amarezze. Vi sia con essa indissolubile amicizia. Sia il suo abbraccio pieno di dolcezza. Non è difficile possedere la pace. E`, al limite, più difficile lodarla. Se la vogliamo lodare, abbiamo bisogno di avere capacità che forse ci mancano; andiamo in cerca delle idee giuste, soppesiamo le frasi. Se invece la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica. Quelli che amano la pace vanno lodati. Quelli che la odiano non vanno provocati col rimprovero: è meglio cominciare a calmarli con l'insegnamento e con [la strategia del] silenzio. Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace..."
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"Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch'io porti amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dove è discordia, ch'io porti la fede, dove è l'errore, ch'io porti la Verità, dove è la disperazione, ch'io porti la speranza. Dove è tristezza, ch'io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la luce. Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare Poiché: è donando che si riceve, è perdonando che si è perdonati, ed è morendo, che si risuscita a Vita eterna. Amen"
Autore:
"Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull'Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri che erano stati bruciati sul fuoco dell'avida ingiustizia. Venne come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività. Ma cento anni dopo, il nero ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del nero è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il nero ancora vive su un'isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il nero langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra..."
Autore:
"Nel momento in cui prendiamo la parola davanti a questo consesso unico al mondo, sentiamo il bisogno anzitutto di esprimere la Nostra profonda gratitudine al Signor Thant, vostro Segretario Generale, per l'invito ch'egli Ci ha rivolto di visitare le Nazioni Unite, in occasione del ventesimo anniversario della fondazione di questa Istituzione mondiale per la pace e per la collaborazione fra i popoli di tutta la terra. Noi ringraziamo altresì il Signor Presidente dell'Assemblea, On. Amintore Fanfani, il quale, dal giorno del suo insediamento, ha avuto per Noi parole tanto cortesi. Grazie anche a voi tutti, qui presenti, per la vostra buona accoglienza..."
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