Autore:
"Ci dicono che il patriottismo è una virtù. [...] Ma io vi dico: il patriottismo, nel nostro tempo, non è una virtù. È un vizio. È una superstizione stupida e dannosa. Che cos'è, in realtà, questo amore per la patria? È la preferenza accordata al proprio popolo a scapito di tutti gli altri. [...] Ma questo desiderio porta inevitabilmente alla guerra. Non si può volere la supremazia di uno senza volere l'umiliazione dell'altro. I popoli, i semplici lavoratori, i contadini di Germania, di Russia, di Francia, d'Italia, non hanno alcun motivo per odiarsi. Sono i governi, e le classi dominanti, che inventano i nemici...."
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"Caro professor Einstein, Lei mi chiede se esiste un modo per liberare l'umanità dalla fatalità della guerra. È un tema che ci spaventa, ma che non possiamo più evitare. Lei comincia con il rapporto tra diritto e forza. È il punto di partenza giusto. Ma posso permettermi di sostituire la parola 'forza' con una parola più cruda e più vera: 'violenza'? Diritto e violenza sono oggi per noi termini opposti. Eppure, è facile mostrare che l'uno si è sviluppato dall'altra. In origine, in una piccola orda umana, era la forza muscolare a decidere a chi appartenesse qualcosa o quale volontà dovesse essere eseguita. La violenza spezzava l'opposizione uccidendo l'avversario....."
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"La pace perpetua non è un sogno vuoto. Essa ha una garanzia, e questa garanzia viene fornita da nientemeno che dalla grande artefice, la Natura. Nel corso meccanico della natura brilla una finalità: far sorgere la concordia attraverso la discordia degli uomini, anche contro la loro volontà. La Natura vuole che l'uomo sia costretto a entrare in uno stato di legge. Come? Attraverso l'antagonismo. Gli uomini, per loro inclinazione, vorrebbero fare tutto a loro piacimento, vorrebbero usare la violenza. Ma la guerra diventa, col tempo, così costosa, così distruttiva, così incerta nei suoi esiti, che gli uomini sono costretti, per puro egoismo, a cercare una legge che li protegga. Dunque, ciò che la buona volontà morale avrebbe dovuto fare, ma non fa, viene realizzato da meccanismi egoistici: l'uomo è costretto a essere un buon cittadino, anche se non è moralmente buono. La Natura usa un altro mezzo per unire i popoli [...] lo spirito del commercio. Il commercio non può coesistere con la guerra. Poiché tra tutte le forze, quella del denaro è forse la più sicura, gli Stati si vedono costretti a promuovere la nobile pace, non per moralità, ma per interesse economico. La pace non è un regalo degli angeli. È il risultato necessario della storia umana. Anche i diavoli, se avessero intelletto, finirebbero per creare uno stato di diritto per non distruggersi a vicenda. Dunque non disperiamo. La violenza scava la propria fossa. E alla fine, stanca di se stessa, cederà il passo al diritto."
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Io non sono contro una nazione in particolare, ma contro l'idea generale di tutte le nazioni. Cos'è questa Nazione? È l'aspetto di un popolo intero organizzato per il potere. Questa organizzazione è incessante, meccanica, efficiente. E proprio perché è meccanica, è disumana. Voi occidentali avete organizzato la vostra vita non per vivere, ma per dominare. Guardate le vostre guerre. Non sono guerre di uomini, sono guerre di macchine. La Nazione è una macchina che si nutre di uomini. Li macina, li uniforma, li rende ingranaggi. Voi dite di amare la patria. Ma questo amore per la Nazione non è amore per il prossimo; è amore per il potere. È un narcotico che vi fa dimenticare la vostra umanità per servire un idolo astratto. In India [...]"
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"Signor Giudice, Io mi dichiaro colpevole. Non chiedo pietà. Sono qui per invitare e sottomettermi con gioia alla pena più severa che possa essere inflitta per quello che la legge considera un crimine deliberato, e che a me pare invece il più alto dovere di un cittadino. Ho servito l'Impero per anni, credendo che esso agisse per il bene dell'India. Ma i miei occhi si sono aperti. Ho visto che la legge, in questo paese, è usata per servire l'interesse dello sfruttatore straniero. In queste condizioni, la fedeltà è un peccato; il disamore è una virtù. Io non odio l'inglese, ma odio il sistema che l'inglese ha imposto..."
Autore:
"Al tempo che San Francesco dimorava nella città di Gubbio, apparve nel contado un grandissimo lupo, terribile e feroce [...]. San Francesco, avendo compassione della gente, volle uscire fuori a incontrare questo lupo. Il lupo si fece incontro a San Francesco con la bocca aperta; e appressandosi a lui, San Francesco gli fece il segno della santissima croce e lo chiamò a sé, dicendo: 'Vieni qui, frate lupo; io ti comando dalla parte di Cristo che tu non faccia male né a me né a persona'. Immediatamente il lupo terribile chiuse la bocca [...] e mansueto come un agnello, si gettò ai piedi di San Francesco a giacere..."
Autore:
"Piove dirottamente nel bosco solitario,
il fuoco e il fumo sono lenti.
Sugli sterpi cuoce l'erba, s'appronta il miglio
da portare sui campi dell'est.
A distesa sulle campagne annegate nell'acqua
vola il bianco airone.
Nella solitudine fonda d'alberi estivi
canta il giallo rigogolo.
Tra i monti mi è cara la pace,
contemplo l'ibisco d'un solo mattino,
sotto i pini al mio digiuno
raccolgo la rorida malva.
Invecchio in campagna insieme con gli altri.
Son cessate le beghe rivali.
Ai gabbiani di mare che serve
diffidare ancora l'uno dell'altro?"
Autore:
"Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l'arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
E' bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede - questo è il male -
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta
questa sì che sarebbe festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra."
Autore:
"I vostri primi doveri, primi non per tempo ma per importanza, sono verso l'Umanità. Voi avete doveri di cittadini, di figli, di sposi e di padri: ma ciò che fa sacri questi doveri è la missione, il dovere che la vostra natura d'uomini vi comanda. Quelli che v'insegnano morale, limitando la nozione dei vostri doveri alla famiglia o alla patria, v'insegnano l'egoismo più o meno largo, e vi conducono al male per voi e per gli altri. Patria e Famiglia sono come due cerchi segnati dentro un cerchio maggiore che li contiene; come due gradini d'una scala che non ha fine. Dovete amare l'Umanità. L'Umanità è una sola..."
Autore:
"Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore"
Autore:
"Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi,
ma sono mille papaveri rossi.
«Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendan i lucci argentati,
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente.»
Così dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve.
Fermati Piero, fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso,
dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce......"
Autore:
"Tu mi chiedi, Novato, come si possa placare l'ira. E a ragione, perché non esiste passione più mostruosa, più distruttiva di questa. Osserva l'aspetto di un uomo in preda all'ira: gli occhi ardono, il volto è stravolto [...]. Sembra un pazzo, non un uomo. L'ira è tutta crudeltà. Desidera il dolore dell'altro, gode della sofferenza, è assetata di sangue. Guarda le rovine delle grandi città [...] non è stata la peste, non è stato il terremoto: è stata l'ira. Ma tu dici: 'L'ira è utile in guerra. Dà forza al soldato'. Falso. L'ira non è forza, è gonfiore..."